Diversità animale domestica Animali di razza

Le 4.500 razze e tipi genetici di animali da allevamento del mondo sono il risultato di una storia ;di millenaria selezione da parte dell'uomo e dell'ambiente. Un patrimonio di cultura e sicurezza alimentare per il futuro del quale il 30 per cento è a rischio di estinzione

12.000 anni di storia

Cibo e trasporti

la crescita del bisogno 

un patrimonio insostituibile

L'azione internazionale

La lista "rossa" 

La situazione mondiale delle razze a rischio

Il National Focal Point italiano

La lista rossa delle razze italiane 

12.000 anni di storia

 Le razze animali importanti per l'alimentazione e l'agricoltura sono il risultato di un processo di domesticazione iniziato 12.000 anni fa partendo dalle specie selvatiche che continua ancora oggi. La loro importanza va ben oltre la produzione di carne e forza lavoro se pensiamo, come evidenzia Jared Diamond nel suo Armi, acciaio e malattie (*), che alla nascita dell'agricoltura e alla domesticazione (così si chiama il processo di rendere domestico un animale selvatico) è legata la nascita di società strutturate in caste e in definitiva la storia del mondo e la distribuzione attuale della ricchezza. Dodicimila anni fa è stato il medio oriente l'area nella quale questo processo è iniziato, sostanzialmente grazie alla maggiore disponibilità rispetto ad altre aree del mondo di specie suscettibili di essere assoggettate ai voleri dell'uomo. Specie selvatiche domesticabili che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non sono poi molte. Nel mondo sono state domesticate o semidomesticate circa 80 specie di animali selvatici, che hanno contribuito alla selezione di un numero di razze valutato tra 4.000 e 5.000. Una enorme diversità genetica che è il frutto dell'interazione, durata decine di secoli, tra la selezione operata dall'uomo e quella dell'ambiente naturale. Siamo ormai a una diversità di razze, all'interno di ogni singola specie, che non è assolutamente comparabile con quella che esiste in natura all'interno della specie selvatiche, assai più povera. 

Cibo e trasporti

Le razze domestiche contribuiscono al 30-40 per cento del valore totale della produzione di cibo e dell'agricoltura. Nonostante il valore diretto in termini di produzione di alimento sia di circa il 19 per cento del totale, la produzione animale significa un contributo critico all'esistenza umana anche in altri termini. Ad esempio con la produzione di fertilizzante, senza il quale il suolo dei paesi in via di sviluppo non rimarrebbe produttivo. Oppure, ancora oggi animali sono la fonte più importante di forza lavoro e il principale mezzo di trasporto del mondo. E poi, in gran parte dei paesi in via di sviluppo essi sono la principale ricchezza economica, una specie di banca vivente dei villaggi. Infine una serie di specie animali sono elementi essenziali dell'ecologia degli agroecosistemi, un sistema di sfruttamento del territorio, quello che mette insieme agricoltura e allevamento, che sarà sempre più sostenibile di qualsiasi monocoltura. La disponibilità di diversità genetica animale permette agli allevatori di selezionare varietà o sviluppare nuove razze in risposta ai cambiamenti dell'ambiente, alla minaccia di malattie, ai cambiamenti di mercato e sociali, in altre parole di rispondere in modo efficiente ai cambiamenti dell'ambiente e di sopravvivere. 

la crescita del bisogno

Durante il secondo decennio di questo secolo il consumo di prodotti alimentari derivati dall'agricoltura sarà pari a quelli degli ultimi 10.000 anni con un raddoppio del fabbisogno alimentare che si farà sentire soprattutto nei paesi in via di sviluppo, nei quali verrà consumato l'85 per cento del prodotto totale. La produzione mondiale di cereali, secondo il Worldwatch Institute, è diminuita costantemente dal 1984 e la crescita della produzione di carne dagli allevamenti tradizionali è diminuita parallelamente alla diminuzione dei cereali per l'alimentazione animale. Sembra inoltre esserci una diminuzione anche nella produzione di carne di animali (soprattutto bovini e ovini) allevati in ambienti naturali, cosa che, sempre secondo il Worldwatch Institute, sta a indicare l'incapacità di un mondo sostanzialmente sovrappascolato, di sostenere un ulteriore aumento di produzione. Rispetto a un quadro di questo tipo è perciò importante sottolineare che è stato dimostrato che 22 maialini nani di razza non selezionata (del peso di circa mezzo chilo), allevati sulla base degli avanzi domestici in una situazione casalinga possono fornire abbastanza proteine animali per una famiglia di sei persone per un anno. La razza "migliorata", pesa più di un chilo e mezzo. Secondo le proiezioni delle Nazioni unite l'aumento di produzione animale sarà più rapido di quella vegetale e questo significa anche che gli ecosistemi nei quali questi animali vengono allevati cambieranno. L'evoluzione sarà legata non solo all'aumento degli animali ma anche ai cambiamenti climatici, ai mutamenti di uso del territorio, alla deforestazione, alla desertificazione e a tutti quei fattori che, a grande scala, stanno cambiando la faccia della terra. Questo significa necessità di adattamento, e rapido. E le prospettive di poter riuscire in questa evoluzione accelerata, cui è legata la sopravvivenza di intere popolazioni, sono strettamente legate alla disponibilità di variabilità genetica, di diversità animale domestica adattata alle specificità delle singole aree. Il mantenimento di questa diversità dunque è garanzia alimentare e di sopravvivenza per il futuro dell'umanità. Ma non solo. 

un patrimonio insostituibile

Ogni razza selezionata in modo tradizionale dagli allevatori è frutto della cultura della popolazione che ha compiuto il lavoro, delle sue esigenze, del suo adattamento alle condizioni ambientali, dei suoi canoni estetici e sociali. Ogni razza riassume una storia millenaria e l'evoluzione di una cultura. In Africa, come in Asia, in Messico come sulle Alpi o in Sardegna. Un patrimonio culturale la cui conservazione è importante e significativa come quella delle grandi opere d'arte. Con la differenza che un quadro o una scultura sono opera di un uomo nel corso magari di qualche anno mentre un razza di bovino è il frutto dell'opera di generazioni di uomini. La diversità animale domestica non può essere rimpiazzata. Ogni animale porta in sé 100.000 geni e tutti interagiscono tra di loro e con l'ambiente a produrre un risultato unico e irripetibile. Combinazioni uniche di geni sono responsabili dell'adattamento necessario alla vita e alla produzione di beni e ricchezza nei diversi ambienti. E i costi necessari a mantenere il patrimonio esistente sono assolutamente trascurabili rispetto a quelli prevedibili per ottenere gli stessi risultati con la tecnologia, una tecnologia tra l'altro che attualmente non è in grado di produrre simili risultati e probabilmente non lo sarà, nonostante le meraviglie e gli orrori delle biotecnologie, ancora per molto tempo, se lo sarà mai. La produzione del maggior peso possibile, della carne più magra, della maggiore quantità di latte non è sempre l'obiettivo più auspicabile. Una simile produzione di punta è attualmente possibile con alti costi di allevamento e mantenimento, in situazioni controllate e ottimali e presenta una serie di conseguenze negative in termini di qualità e di sostenibilità ambientale. A costi infinitamente inferiori è possibile produrre sostentamento e ricchezza, qualità e tipicità di prodotti in situazioni ben al di sotto dell'ottimale: ambienti aridi, montani, in allevamenti non intensivi che sono anche a basso o nullo impatto ambientale. Tutto ciò utilizzando le razze locali tradizionali. 

L'azione internazionale

È per tutti questi motivi che è stata lanciata una azione internazionale per la conservazione e la valorizzazione della diversità domestica animale. Gli scopi di quest'azione, promossa dalla comunità internazionale e gestita dalla Fao sono diversi ma possono essere riassunti in alcuni punti generali. Il primo è conoscere quello che c'è, identificare e elencare tutte le razze esistenti di animali domestici, individuarne le caratteristiche morfologiche, genetiche, produttive. Il secondo è valutarne lo stato di conservazione, sapere quanti esemplari sono rimasti, sapere quali razze sono a rischio di estinzione più o meno rapida e attivare azioni per la loro tutela e mantenimento. Azioni che vanno dalla conservazione in situ presso le popolazioni che le hanno selezionate, alle banche del seme e degli embrioni. Il terzo punto è favorire l'utilizzo del maggior numero possibile di razze. Attualmente si stima che circa il 30 per cento delle razze esistenti (circa 4.500) siano a rischio. Di fronte a un quadro di tale gravità è evidente che non è possibile spendere molti soldi su ogni singola situazione. È necessario invece attivare processi globali di gestione che favoriscano l'utilizzo del patrimonio di diversità, intervenendo direttamente solo nei casi nei quali le razze non vengono più utilizzate. Il ruolo delle nazioni in questo senso è fondamentale, esattamente nello stesso senso in cui ci si muove a livello internazionale per la conservazione della diversità biologica naturale. In questo campo la Fao ha assunto la leadership stabilendo un programma globale per la gestione delle risorse genetiche animali anche in applicazione delle previsioni delle Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro, che ha fornito il contesto globale all'interno del quale muoversi. L'obiettivo del programma è quindi evitare l'erosione delle risorse genetiche assicurandone un uso migliore e valorizzandole attraverso quattro componenti principali: un meccanismo di supporto intergovernativo per permettere il coinvolgimento diretto dei governi assicurando un continuo supporto tecnico; un programma tecnico di attività interdipendenti; una struttura globale distribuita in tutto il mondo, costituita da focal point regionali e nazionali; un panel di esperti per guidare il programma e massimizzarne l'efficienza. La Fao dunque ha il compito di guidare l'azione e di fornire il supporto tecnico per l'individuazione dei problemi e la loro gestione. Ma non è ovviamente l'unico organismo che su questo tema ha preso l'iniziativa. In anni recenti un po' in tutto il mondo sono nate iniziative mirate alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse genetiche animali. In India ad esempio è nata una rete nazionale per la tutela delle risorse genetiche, il Brasile ha avviato un programma nazionale, negli Stati Uniti è partito il programma per la valutazione del germoplasma, l'Unione europea ha un proprio centro e l'Associazione europea per la produzione animale ha un comitato permanente sulle risorse genetiche animali. In Africa c'è un programma continentale gestito dall'International livestock research institute, in Sudamerica e Caraibi l'Inter-american institute for cooperation in agricolture ha istituito un proprio network per le risorse genetiche animali (Regenal) e un sistema organizzato per l'uso sostenibile e la conservazione, mentre i governi nordici hanno istituito un comitato permanente. In tutto il mondo dunque è stata avviata una rete di strutture dedicate alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse genetiche animali e delle razze locali, un sistema che ha trovato nella Fao il centro di coordinamento e di raccolta principale delle informazioni. 

La lista "rossa"

Uno di questi elementi di informazione, che utilizza le moderne tecnologie per mettere a disposizione di tutti dati e riferimenti è la World watch list of domestic animal diversity (Wwl-Dad), giunta alla sua seconda edizione nel 1995 e della quale è in corso di pubblicazione la terza. Si tratta di una lista delle razze maggiormente minacciate di estinzione, pubblicata sotto forma di volume ma che, nella sua seconda edizione, è stata completamente messa a disposizione sul sito internet della Fao. Il volume a stampa consta di più di 750 pagine e costituisce un riferimento unico ed essenziale per chiunque lavora o si occupa di risorse genetiche e tutela della diversità animale domestica. Per ogni popolazione minacciata viene riportata una lunga serie di informazioni, dai nomi locali, alla distribuzione, allo stato delle popolazioni, agli utilizzi principali degli animali. Compilata da referenti nazionali la lista è lo strumento centrale del Global Early Warning System for Farm Animal Genetic Resources. Esso identifica le aree dove le istituzioni e i governi dovrebbero attivare azioni di conservazione, uso sostenibile e ricerca, cerca di favorire l'educazione e la sensibilizzazione sull'argomento, identifica i referenti nazionali e regionali stimolando la creazione di reti di azione locali. Nell'ottava sessione della Commissione della Fao sulle risorse genetiche per il cibo e l'agricoltura, tenuta nell'aprile dell'anno scorso, è stato dato un ulteriore impulso per rispondere ad una situazione potenzialmente disastrosa investendo 4 milioni di dollari nella preparazione di un rapporto globale sulla situazione, che analizzi utilizzi, stato di conservazione, possibilità di intervento di tutte le razze del mondo e che, nelle intenzioni, dovrebbe servire a favorire la sensibilizzazione dei governi e l'individuazione di strategie globali e locali e di priorità di azione. Il progetto si inserisce all'interno del Domestic animal diversity information system del quale fa parte la citata World watch list e servirà a fornire linee guida per uno sforzo globale di conservazione al quale tutti, a tutti i livelli, sono invitati a partecipare. 

La situazione mondiale delle razze a rischio

Secondo le definizioni adottate dalla Fao una popolazione genetica o una razza viene considerata minacciata o in uno stato critico in base al numero di maschi e femmine capaci di riprodursi ancora esistente. Se ci sono meno di 1.000 femmine, o meno di 20 maschi la razza è considerata minacciata. Se le femmine sono meno di 100 o meno di 5 i maschi la situazione viene considerata critica. Due ulteriori categorie riguardano quelle popolazioni minacciate o critiche che però sono oggetto di programmi di gestione attiva e perciò, si presume, con una prospettiva migliore di sopravvivenza di quelle che non lo sono. La Fao ha iniziato l'analisi globale della situazione nel 1991 per sette specie di mammiferi, avviando il lavoro per le specie di uccelli e per i cammelli nel 1993. In seguito è stato incluso anche lo yak, il bovino delle montagne himalaiane, arrivando così al più completo censimento mai realizzato. La banca dati, disponibile su internet (http://dad.fao.org/en/home.htm), contiene 3.882 schede delle 28 specie di mammiferi e uccelli considerate. Per il 75 per cento delle razze o popolazioni sono disponibili dati sulla consistenza del numero di animali. Di quelli per i quali si dispone di dati il 19 per cento (559) è considerato ad alto rischio di estinzione: razze considerate minacciate o in stato critico per le quali non sono in corso programmi di conservazione. In realtà, poiché l'efficacia dei programmi di conservazione è assai varia, la cifra del 19 per cento è una sottostima e se si includono anche le razze in qualche modo gestite la stima arriva al 30 per cento (873 razze o popolazioni). Se si estrapola questo valore a tutte le entità incluse nel censimento si arriva alla cifra di 1.165 razze in pericolo. Rispetto alle diverse specie quelle con il maggior numero di razze a rischio sono galline, bovini, pecore e cavalli ma quelle con il maggior numero di razze a immediato rischio di estinzione si trovano tra cavalli e oche domestiche. Il censimento realizzato non è ancora completo e i dati sulla consistenza delle popolazioni sono particolarmente difficili da ottenere proprio per le razze più rare dei paesi in via di sviluppo. Comunque sulla base dei dati disponibili la cifra di 1.200-1.500 razze e popolazioni a rischio sembra essere ragionevole. Altrettanto ragionevole sembra la stima di estinzione del 5 per cento ogni anno. Il che significa che nel mondo scompare una razza animale domestica ogni due settimane. Dal punto di vista della distribuzione geografica il continente con la maggiore diversità è l'Europa con 1.688 razze tra mammiferi e uccelli. Una cifra che riflette non solo il fatto che è stato proprio in Europa (con l'origine in medio oriente) che è iniziato il processo di domesticazione animale ma anche la migliore disponibilità di dati per quest'area. Analogamente è quasi esclusivamente in Europa che si trovano le razze "mantenute", ossia oggetto di azioni attive di gestione e conservazione. Cosa che nei paesi in via di sviluppo non avviene quasi mai. Al secondo posto, come era da aspettarsi, sia per mammiferi che per uccelli, con un totale di 996 razze e popolazioni, troviamo il continente asiatico, l'altra area nella quale si è rapidamente diffusa la capacità di domesticare animali selvatici e di importare razze già domesticate dal medio oriente e dall'Europa. L'Africa detiene, in questa classifica del numero di razze, il terzo posto, anche se con grande distacco, con 396 specie. Una caratteristica di questo continente è il grande utilizzo di uccelli, le cui razze costituiscono più di un terzo delle razze allevate. Sorprendentemente alcune delle percentuali più basse di risorse a rischio sono proprio nei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, in tutta l'Africa subsahariana su 369 razze di mammiferi e uccelli solo 27 sembrano essere a rischio.  

Il National Focal Point italiano

Il ruolo dell'Italia per la conservazione in ambito internazionale

Nel 1994, il Governo italiano ha accreditato presso la Fao il Consorzio per la sperimentazione, divulgazione e applicazione di biotecniche innovative (Consdabi) di Circello (Benevento) come National focal point per la biodiversità del germoplasma italiano degli animali d'interesse zootecnico in pericolo di estinzione. L'Italia, che risulta essere uno dei territori piú ricchi di unità tassonomiche e di gruppi etnici di Europa, ha accolto fra i primi paesi l'appello della Fao che, già agli inizi degli anni '60 (Incontro sull'esplorazione delle risorse vegetali, 1961), ha richiamato fortemente l'attenzione dei governi nazionali sull'importanza della conservazione delle risorse genetiche. Sia il mondo scientifico italiano che, successivamente, il Governo nazionale hanno recepito pienamente questo appello mettendo a punto, per la parte animale, un Progetto finalizzato (Pf) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) dal titolo "Difesa delle risorse genetiche delle popolazioni animali", diretto dal prof. Giuseppe Rognoni. Questo Pf è stato preparato nella prima metà degli anni '70, ha avuto una durata di 5 anni e ha portato alla istituzione di un organo specifico del Cnr, l'Istituto per la difesa e la valorizzazione del germoplasma animale (Idvga) di Milano. A partire dall'anno 1983, sempre nell'ambito del Cnr, è stato costituito un Gruppo di ricerca inerente al monitoraggio, alla difesa e alla valorizzazione della risorsa genetica animale nazionale. Contemporaneamente, su indicazione dell'allora ministero dell'agricoltura e delle foreste, è stato istituito il Registro anagrafico delle popolazioni bovine italiane e, nel 1990, quello delle popolazioni equine; la tenuta di ambedue i Registri è stata affidata all'Associazione italiana allevatori. Il Governo italiano, con le leggi n. 752 del 8.11.1986 e n. 201 del 10.7.1991, ha legiferato sulla salvaguardia economica e biogenetica delle razze a limitata diffusione, anticipando la Convenzione sulla diversità biologica definita in Rio de Janeiro nel luglio 1992, in occasione della Conferenza delle Nazioni unite sull'ambiente e sviluppo; tale Convenzione riconosce "le specie domestiche e da allevamento (articolo 2) come una importante componente della diversità biologica globale" e "i diritti di sovranità degli Stati sulle loro risorse naturali" (articolo 15). In virtù della notevole ricchezza di germoplasma animale nazionale, il ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali (Miraaf), nell'ambito dei predetti provvedimenti legislativi, ha istituito, nel 1990, il Centro nazionale per la salvaguardia del germoplasma degli animali in via di estinzione (Cesgave) presso l'azienda sperimentale Casaldianni in Circello (Bn). Al Cesgave hanno dato il loro supporto l'Associazione italiana allevatori (Aia) e il Comune di Circello. A partire dal 1992, il Cesgave è parte integrante del Consorzio per la sperimentazione, divulgazione e applicazione di biotecniche innovative (Consdabi), costituito tra l'Aia, il Comune di Circello, la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Benevento e l'Associazione nazionale allevatori di Frisona italiana (Anafi). L'importanza della salvaguardia di germoplasma animale raro e della sua utilizzazione per uno sviluppo rurale agroecocompatibile è alla base della filosofia istitutiva e dell'attuazione della direttiva Cee 2078/92. 

La lista rossa delle razze italiane

La tabella riporta, rielaborati e con alcune modifiche, i dati della World Watch List of Domestic Animal Diversity della Fao, seconda edizione, relativi alle razze o tipi genetici italiani estinti, a rischio o vicino alla soglia di rischio, ordinati per specie, grado di rischio e regione

Il sito della FAO è la principale fonte di informazione sulla diversità animale domestica. È possibile trovare informazioni, testi (tra cui il testo della seconda edizione della Worldwatch List of Domestic Animal Diversity), banche dati, riferimenti dei focal point regionali e nazionali e collegamenti ad altri siti di interesse. L'indirizzo è http://dad.fao.org/en/home.htm È necessario registrarsi ma la consultazione è gratuita. 

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