agricolture tradizionali

Semi d'Italia :

L'arrivo dei cibi geneticamente manipolati rivela l'importanza di salvaguardare la biodiversità in agricoltura. Sempre meno varietà sopravvivono sulle nostre tavole. Un problema globale che sta già trovando risposte nel nostro paese, grazie ad istituti di ricerca, banche dei semi e conservatori informali

 Tutte le piante del mondo

Sopravvissute 3 mele su 150

Raccolta delle banche genetiche per alcuni tipi di coltivazioni

Chi porta i semi a frutto.

Tutte le piante del mondo

Nel mondo sono 250 mila le specie vegetali attualmente catalogate e probabilmente altre 50 mila sono ancora da descrivere. L'uomo coltiva centinaia di migliaia di varietà genetiche, che, derivate da un centinaio di specie naturali, costituiscono la parte essenziale della dieta della popolazione mondiale che ha ormai raggiunto i 6 miliardi di persone. La grande varietà del mondo vegetale fornisce anche vari altri prodotti come il legno, la gomma, gli oli e molte importanti sostanze medicinali. La biodiversità vegetale è probabilmente la maggiore risorsa naturale di cui l'uomo dispone. L'ampia varietà genetica, tra specie diverse e all'interno della stessa specie, fornisce maggiori capacità di adattarsi, di evolversi e sopravvivere. Lo sfruttamento eccessivo e non razionale porta a gravi conseguenze, come quando negli anni novanta nuovi ceppi del fungo peronospora distrussero gran parte del raccolto mondiale di patate, risollevato solo grazie a una varietà endemica delle Ande risultata, fortuitamente, resistente. E se quella varietà, poiché meno interessante commercialmente, nel frattempo, fosse andata perduta? L'estinzione delle specie è un evento presente in natura ma non molto frequente: è stato stimato che annualmente scompaiano naturalmente da una a dieci specie, nel nostro secolo l'estinzione ha raggiunto ritmi di mille specie annue, una vera estinzione di massa, analoga a quella che portò alla scomparsa dei dinosauri. Uno studio a livello mondiale del 1997, coordinato dalla World Conservation Union (Iucn), ha rivelato che su 242.013 specie esaminate 33.418 sono minacciate di estinzione, circa una su otto. In molti casi però non si ha documentazione riguardo l'estinzione o lo stato di minaccia delle specie, in particolare nei paesi in via di sviluppo dove gli studi sulla natura sono ancora molto indietro. Non sono solo le specie vegetali selvatiche a rischio, ma anche molte varietà coltivate. L'agricoltura è nata in modo indipendente nelle diverse parti del mondo; le specie selvatiche locali col tempo vennero incrociate e selezionate per aumentare l'adattamento all'ambiente e la produttività fino ad arrivare a migliaia di razze autoctone: per esempio, in India esistono 30mila varietà di riso. Nei paesi industrializzati il compito di selezionare e conservare i semi è stato di fatto demandato a grandi aziende specializzate, e gli agricoltori sono costretti a riacquistare le sementi ogni anno. Questa pratica comporta una perdita di biodiversità e una diffusione su ampia scala di pochissime varietà genetiche. Spesso i semi commercializzati sono degli ibridi che tendono a perdere le loro caratteristiche in seconda generazione e quindi non adatti a essere riutilizzati. Inoltre quando la varietà è stata brevettata è esplicitamente vietato ai contadini riutilizzarne i semi per un'altra stagione (se non pagandone le royalty, naturalmente). Nei paesi in via di sviluppo l'80-90% dei semi viene invece ancora conservato per essere riutilizzato. A partire dagli anni sessanta, però, è stato avviato un progetto di aiuti che fornisce su ampia scala le stesse varietà di sementi, più produttive ma meno adattate alle condizioni locali, quindi più soggette all'attacco delle malattie e ai cambiamenti ambientali. Questo, secondo il Worldwatch Institute di Washington, ha condotto ad una progressiva perdita della biodiversità delle piante coltivate, per esempio nel 1983 il 67% della terra coltivata a grano nel Bangladesh produceva una sola varietà, la stessa che l'anno successivo occupava il 30% delle colture dell'India. Nonostante l'ampia produzione di sementi ottenute con tecniche di manipolazione genetica, la produzione alimentare dipende sempre in modo determinante dalla biodiversità naturale, che offre varietà di elevata vitalità e resistenti alle malattie. Per cercare di conservare il maggior numero di specie vegetali sono state istituite delle banche, ovvero strutture quali orti botanici (1.600 nel mondo) che si impegnano a custodire decine di migliaia di specie, un 25% della flora mondiale. Nel 1974, dopo grandi perdite di raccolti le cui cause vengono fatte derivare dall'uniformità genetica, è stata istituita l'International board for plant genetic resources (Ipgri) che ha lo scopo di collegare tutte le banche genetiche mondiali e impegnarle in programmi di ricerca coordinati. Attualmente risultano conservati 6 milioni di varietà di semi, ma questo non fornisce ancora una garanzia. Mantenere i campioni in condizioni utili costa 300 milioni di dollari annui e non tutti gli istituti sono in grado di sostenerlo. Inoltre le piante, soggette ad una pressione evolutiva coatta, col tempo diventano inadatte al loro ambiente originario e più idonee a condizioni di cattività. La soluzione migliore sarebbe, dunque, quella di salvaguardare direttamente gli ambienti naturali e la biodiversità delle specie coltivate localmente. Il fatto che le aree protette nel mondo rappresentino l'8% della superficie terrestre (circa 12milioni di kmq) significa che il problema incomincia appena ad essere affrontato. Non mancano, infatti, problemi di gestione che in diversi casi sono stati superati con una diretta partecipazione delle popolazioni native, lasciando loro la gestione delle risorse, come nel caso dei 320 ettari di foresta del Bengala in India. Così come per mantenere le varietà agricole tradizionali alcune organizzazioni stanno promuovendo metodi di scambio di sementi locali: fiere regionali, esposizioni e banche di semi collettive. Resta il problema che la più ricca biodiversità vegetale è localizzata nei paesi in via di sviluppo che non avranno interesse a proteggerla fino a quando i profitti saranno dei paesi industrializzati. In alcuni casi sono stati stipulati accordi in cui sono stati pagati dei, pur minimi, diritti di sfruttamento. Nel 1989 la Fao ha adottato un Piano per i diritti dei lavoratori che avrebbe dovuto costituire un fondo monetario per ricompensare i coltivatori; nel 1992 la Convenzione sulla biodiversità ribadiva l'adozione di un piano per i Diritti del coltivatori, ma il fondo non è mai stato istituito. Manca a tutt'oggi un sistema di riferimento valido multilateralmente e il dibattito resta ancora aperto. Senza una chiara normativa né le istituzioni né le industrie sono motivate a investire a favore della biodiversità.  

Category: 
Ritratto di Facecook Redazione
Scritto da Facecook Redazione
La redazione di Facecook.it